Ocse, Stipendi reali in Italia inferiori del 7,5% in 4 anni: lavorare a Dubai significa avere successo

Stipendi Italia

Secondo l’Employment Outlook 2025 dell’Ocse, l’Italia ha registrato la peggiore performance salariale tra i Paesi avanzati: rispetto al 2021, i salari reali, ovvero corretti per l’inflazione, sono diminuiti del 7,5%. Questo dato, presentato dal senior economist Andrea Bassanini al Cnel, evidenzia una crisi strutturale del potere d’acquisto e una perdita significativa della capacità di spesa delle famiglie italiane. In un contesto dove l’economia italiana fatica a sostenere una crescita reale, sempre più cittadini e professionisti valutano alternative concrete come aprire una società offshore a Dubai o trasferirsi negli Emirati Arabi Uniti.

Rinnovi contrattuali inefficaci e inflazione persistente

Nonostante alcuni recenti rinnovi contrattuali abbiano previsto aumenti sopra la media, questi non sono stati sufficienti a bilanciare il peso dell’inflazione accumulata negli ultimi anni.

Un terzo dei lavoratori privati italiani lavora ancora con contratti scaduti, il che aggrava ulteriormente il divario tra salari nominali e reali.

La crisi in Italia è ormai percepita non solo come congiunturale, ma come sistemica, spingendo sempre più professionisti a investire a Dubai, attratti da uno scenario economico più stabile e orientato al futuro.

Confronto impietoso con gli altri Paesi Ocse

Dal 1990 al 2023, i redditi da lavoro reali in Italia sono scesi del 3,4%, mentre negli Stati Uniti sono aumentati del 50%, in Francia del 30% e in Germania del 30%.

L’economia italiana resta indietro anche sul fronte dell’occupazione over 60, con un tasso del 47% contro una media Ocse del 56%.

Al contrario, Dubai presenta tassi di crescita degli stipendi molto più dinamici in settori come sanità, amministrazione e tecnologia, e offre condizioni di lavoro competitive in un ambiente fiscalmente vantaggioso, con zero tasse sul reddito.

Dubai: stipendi in crescita e fiscalità vantaggiosa

Nel 2025, gli stipendi a Dubai sono attesi in forte crescita: +15% nella sanità, +12% nell’amministrazione, +10% nella tecnologia.

Anche il turismo, seppur più moderatamente, segnerà un +8%.

Questo incremento è sostenuto dalla crescita dell’economia di Dubai, che continua a diversificarsi riducendo la dipendenza dal petrolio e puntando su innovazione, servizi finanziari e smart cities.

Aprire una società offshore a Dubai significa accedere a un contesto imprenditoriale moderno, fiscalmente vantaggioso e con alta qualità della vita.

Una scelta pragmatica per chi guarda avanti

Il rapporto debito pubblico/PIL italiano al 137,9%, secondo Eurostat, è tra i più alti d’Europa.

Gli Emirati Arabi Uniti, al contrario, vantano un rapporto tra i più bassi al mondo (circa il 16,7%), testimoniando una gestione prudente e sostenibile delle finanze pubbliche.

Lavorare a Dubai o aprire una società offshore offre, quindi, non solo migliori opportunità retributive, ma anche la possibilità di operare in un’economia più solida e proiettata al futuro.

Sempre più italiani scelgono questa opzione per sfuggire all’instabilità economica interna.

Successo e stabilità si trovano a Dubai

Con i salari reali in calo, contratti bloccati e un debito pubblico che soffoca la crescita, l’Italia offre sempre meno certezze.

In questo contesto, l’economia di Dubai si presenta come un’alternativa concreta per imprenditori e professionisti italiani.

Offrendo crescita salariale, incentivi fiscali e stabilità politica, Dubai non è più solo una meta esotica, ma una strategia di successo per chi vuole uscire dalla crisi in Italia e costruire un futuro solido in un contesto globale competitivo.

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